La giornata della Memoria: tra ricordo e significato

La giornata della Memoria: tra ricordo e significato

La giornata della Memoria è un’istituzione importante ormai da molti anni, che vuole commemorare il giorno in cui le truppe sovietiche arrivarono ad Auschwitz e portarono alla conoscenza di tutto il mondo ciò che accadeva nei campi di concentramento nazisti.

Ma perché è importante la giornata della Memoria? Cosa significa davvero ricordarsi di ricordare?

Ricordarsi di ricordare

Le giornate istituzionali, se da un lato hanno il pregio di non far cadere nel vuoto eventi importanti della storia recente, dall’altro diventano sempre più opache immagini di un passato che sembra non appartenerci più. Un passato dal quale, se non nei pensieri, almeno nei modi ci stiamo distaccando.

Il significato di una giornata come questa dovrebbe essere quello di trasmettere la memoria di chi ha vissuto (e in molti casi non è sopravvissuto) una delle pagine più oscure della storia umana.

Il punto però è che sembra che ricordare non basti più. Quella storia che sarebbe importante ravvivare nei nostri pensieri non è altro che un monumento freddo che a molti di noi, non necessariamente delle nuove generazioni, non dice più nulla.

Abbiamo perso la memoria?

Il problema non è l’aver dimenticato, ma l’aver svuotato di significato il nostro atto stesso di ricordare e quanto esso abbia un ruolo importante nella formazione e nell’evoluzione dell’essere umano.

La memoria crea appartenenza e se non viene coltivata come un agente attivo nella nostra vita, non coinvolge più nessuno. Rimane solo un simulacro attorno al quale ci uniamo per commemorare un evento che ci sembra non fare parte del nostro presente. Soprattutto ora che sono ormai pochi i sopravvissuti ancora in vita.

Fortunatamente, la grande assenza che ha creato la morte è stata colmata in parte con le memorie scritte: biografie, autobiografie e diari hanno riempito le nostre librerie e biblioteche di testimonianze di inestimabile valore.

Ricordare è un atto che non può essere compiuto solo con la ragione, ma che in primis va sentito e significato. Ma anche è un grande atto di responsabilità nei confronti del nostro presente. Senza memoria ci mancherà sempre una guida per orientarci attraverso le asperità della vita e della Storia (passata e presente).

 

“Com’era stato possibile arrivare fino a quel punto? La nostra era una riflessione difficoltosa perché eravamo del tutto impreparati a quel tipo di esercizio. Non eravamo abituati a riflettere e a ragionare, ma solo a credere e a ubbidire. Interrogarci sulla situazione politica e sociale appariva come un’inutile civetteria o, peggio ancora, una manifestazione di sfiducia nei confronti del Duce: dal momento che c’era chi pensava per tutti, le domande erano superflue.”

Mario Talli, Il ragazzo del secolo breve

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