Trattato di non proliferazione nucleare: perché è così importante.

Trattato di non proliferazione nucleare: perché è così importante.

Il problema del nucleare è un tema all’ordine del giorno su quotidiani e telegiornali. Negli ultimi anni è diventato ancora più caldo in quanto nuove potenze emergenti hanno cominciato a potenziare il loro armamento nucleare.

Spesso, però, ci si trova disorientati davanti ai dibatti sul nucleare e sulla proliferazione di nuove armi atomiche.

Per questo motivo abbiamo intervistato Roberto Fieschi, professore emerito di Fisica all’università di Parma e coautore, insieme a Armando Sternieri, del saggio “Dalla bomba di Hiroshima alle bombe di Kim Jong-un” edito da Edizioni thedotcompany nel febbraio 2019.

A Fieschi abbiamo chiesto alcune delucidazioni in merito alle problematiche che ancora oggi rimangono aperte sulla questione nucleare e sul ruolo decisivo che gioca sugli equilibri internazionali.

 

Roberto Fieschi autore

Prof. Fieschi, cosa si intende per proliferazione nucleare?

Il Trattato di Non Proliferazione (TNP, 1970) proibisce agli “stati non-nucleari” di dotarsi di armi nucleari, ossia limita la “proliferazione orizzontale“. Inoltre, il TNP prevede che le potenze nucleari intraprendano un percorso di graduale disarmo (art. VI). Per “proliferazione verticale” si intende l’aumento delle armi degli stati che già ne posseggono.

 

 

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Stalin affermò che “la bomba di Hiroshima ha distrutto gli equilibri del mondo”. Quali equilibri potrebbe distruggere oggi una nuova proliferazione nucleare?

Le grandi potenze, Stati Uniti e l’allora Unione Sovietica, nel periodo della guerra fredda, hanno mostrato saggezza nell’evitare che le crisi (Corea, Berlino, Cuba) sfociassero in un conflitto nucleare. Ma oggi non possiamo essere tranquilli di fronte agli acuti contrasti di potenze nucleari minori, come India e Pakistan che si affrontano nel Kashmir. E ancor meno lo saremmo se anche Iran e Arabia Saudita possedessero armi nucleari.

 

Spesso si tende ad accostare l’energia nucleare con le armi atomiche, quasi fossero la stessa cosa. Si può dire che i problemi connessi all’una e alle altre siano simili oppure ci sono dei distinguo da fare?    

In prima approssimazione si può dire che i problemi siano del tutto diversi.  La connessione sta nel fatto che da un reattore nucleare si può estrarre il materiale per realizzare l’esplosivo nucleare. Ma molti stati hanno reattori nucleari e non armi nucleari.

 

Cosa ci possono insegnare i disastri connessi alle bombe di Hiroshima e Nagasaki e gli incidenti nucleari più recenti come quello di Chernobyl e Fukushima (per quanto differenti) riguardo all’utilizzo dell’energia e delle armi nucleari al giorno d’oggi?     

Hiroshima e Nagasaki hanno insegnato e insegnano che le drammatiche distruzioni superano ogni capacità di immaginazione. Pensiamo che sono state costruite decine di migliaia di bombe e che le bombe H possono raggiungere una potenza mille volte superiore alle bombe dell’agosto 1945. Gli incidenti mostrano che i reattori devono essere controllati più di ogni altro strumento creato dall’uomo.

 

Secondo lei, cosa si potrebbe fare a livello internazionale per evitare una nuova proliferazione nucleare?    

Osservare le prescrizioni del TNP e proseguire decisamente nel processo di disarmo. Mettere al bando le armi nucleari, come si è fatto per quelle chimiche e biologiche. Il 7 luglio 2017 le Nazioni Unite hanno formalmente adottato un trattato che proibisce l’uso e la minaccia tramite le armi nucleari. Il trattato è stato approvato da 122 Paesi.

 

 

 

Per approfondimenti sulla storia del trattato di non proliferazione nucleare:

Dalla bomba atomica alle bombe di Kim Jong-un, R.Fieschi, A. Sternieri, Edizioni thedotcompany, 2019

Wikipedia

 

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